Ted The Bellhop: Problem? I haven’t got a problem. I’ve got fucking problems. Plural.
E’ la notte di Capodanno al Mon Signor Hotel e il portiere di notte Ted, assunto di fresco, sta per iniziare a lavorare in quella che si trasformerà in una delle serate più bizzarre e sconvolgenti della sua vita.
Parte da qui l’esperimento cinematografico a sedici mani promosso da Quentin Tarantino con l’ausilio dei registi Alison Anders, Alexandre Rockwell e del fratellino di sangue Robert Rodriguez: quattro stanze (in origine cinque ma l’abbandono del progetto da parte di Richard Linklater riduce il numero), quattro vicende di humor nero e surreale. A legare il tutto è l’interpretazione epilettica ed esilarante di uno strepitoso Tim Roth, malcapitato fattorino alle prese con le più stravaganti richieste di importanti clienti.
Nella Honeymoon Suite l’ingrediente mancante (The Missing Ingredient è il titolo del corto di Anders) per un sabba improvvisato da streghe un po’ hippie, un po’ sadomaso (Valeria Golino, M
adonna, Lili Taylor, Sammi Davis e Ione Skye) è lo sperma fresco da gettare nel calderone per riportare in vita la Dea Diana (Amanda De Cadenet), costretta alla verginità da un incantesimo. E chi se non il saltellante Ted potrà aiutare le donzelle in difficoltà?
Dopo aver consumato un amplesso stregonesco, Ted riceve alla reception una telefonata che lo indirizza – scorrettamente – alla stanza 404. Qui Sigfrido (David Proval), macchietta di un boss mafioso, minaccia Theodore (o Teddy) con una pistola, credendolo l’amante della moglie Angela (Jennifer Beals), imbavagliata e legata a dovere. Si tratta in realtà di un perverso giochino psicologico-sessuale (e, a tratti, omosessuale) di routine per la coppia. Ted è l’Uomo Sbagliato (The Wrong Man è il corto di Rockwell) capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, preso in ostaggio da un balordo (il sangue nel bagno resta un mistero) e salvato soltanto dall’intervento di Angela e dall’impressionante sequela di sinonimi trovati dalla donna per descrivere il suo dotatissimo pene.
Ma il bello deve ancora arrivare per il nostro factotum, ormai traumatizzato a puntino. Nella 309 infatti, una famigliola multirazziale che ricorda vagamente quella degli Addams si sta preparando ad uscire per assistere ai fuochi d’artificio. Antonio Banderas, macho latino con la folta chioma tirata all’indietro, è il padre dei due monelli (The Misbehavers) del titolo. Autoritario e insofferente alla maleducazione, decide all’ultimo minuto di lasciare i pargoli in camera a guardare la tv e uscire a spassarsela con la moglie (Tamlyn Tomita). Banderas paga cinquecento dollari perchè Ted controlli costantemente i figli. Seppur intimidito, il fattorino intasca i soldi e abbandona i petulanti ragazzini dopo aver portato “biscotti col lattuccio” (crackers, in realtà) e averli minacciati con dell’unguento mentolato per farli dormire. I fratellini, sotto la spinta intraprendente della sorella, Sarah, giocano allegramente
con siringhe infette, alcool e sigarette finchè il cadavere di una prostituta sotto al letto non li induce a chiamare Ted. La scena è a dir poco esilarante, tra piedi puzzolenti (Sarah che chiede al fratello di annusargliene uno, con chiaro omaggio al feticismo tarantiniano), incendi, siringhe piantate nella gamba del povero Ted e Salma Hayek che balla scosciata in tv, fino al rientro dei genitori. E Banderas che, di fronte a un quadro apocalittico, riesce a dire soltanto “Sono stati maleducati?”, conclude egregiamente quello che si può considerare il frammento migliore di questa tetralogia, diretto da Robert Rodriguez con una sana dose di humor nerissimo e dettagli vagamente splatter.
Ted The Bellhop: [how his first day is going] Well, most recently, there’s room 309, there’s this scary Mexican gangster dude poking his finger in my chest. There’s his hooligan kids snapping their fingers at me. There’s a putrid, rotting corpse of a dead whore stuck in the springs of the bed. There’s rooms blazing afire. There’s a big fat needle from God knows where, stuck in my leg, infecting me with God knows what. And finally there’s me, walking out the door, right fucking now. Buenas noches.
A concludere la serata di Ted, dopo una telefonata surreale con la strafatta Margareth (Marisa Tomei), è la chiamata del regista Chester Rush (Tarantino, attore e autore del corto: The Man From Hollywood, impegnato in una parodia di se stesso) che invita Ted a recarsi nell’attico con un pezzo di legno, un’accetta (non “ascia”, in realtà una mannaia) e un secchio di ghiaccio. Qui, dopo aver pontificato sulla bontà del Cristal e sulla mancanza di generosità degli americani, Chester presenta a Ted gli ospiti ubriachi del suo festino di Capodanno: la già citata Angela, in accappatoio e asciugamano in testa, Leo (Bruce Willis, accreditato come parrucchiere) e Norman (Paul Calderon). Attingendo esplicitamente dalla serie tv Alfred Hitchcok Presenta, e in particolare dall’episodio L’Uomo Del Sud (1960) con Peter Lorre e Ste
ve McQueen, nonchè dal remake dell’85 con Kim Novak e John Huston, il materiale per questa sua “barzelletta tirata per le lunghe” (Mereghetti), Tarantino mette in scena una scommessa con Norman: se riuscirà ad accendere per dieci volte di seguito il suo zippo vincerà una Chevy Chevrolet del ‘64 (al posto dell’odiata Honda Civic, ricorrente nell’immaginario tarantiniano quanto piedi, dita e sigarette Red Apple). Ma se Norman non riuscirà nell’intento, sarà Ted – profumatamente pagato mille dollari – a mozzargli il dito mignolo. Maltrattato e terrorizzato dalle bizzarrie dei clienti, il furbo Ted non si farà fregare.
Interessante esperimento corale patrocinato da Tarantino, flop d’incassi al botteghino, Four Rooms indaga le stravaganze di un hotel alla Shining, dove l’orrore si trasforma in presa in giro, ma le risate non sempre arrivano. Si ride con Rodriguez, ma Tarantino ingarbuglia il cervello con una recitazione sopra le righe e monolghi frenetici, come sua abitudine. Lo si ama perchè è Quentin, ma il pezzo forte di questo pastiche grottesco è Tim Roth, istrionico fattorino danzante, che si scatena in tic e mimiche, creando un personaggio insolito e spassoso.
