“Ma quale errore quando mi accorsi
di averla uccisa a martellate
quale orrore quando mi accorsi
di averla punita massacrandola a martellate.
Quale orrore, ma quale orrore..che mostro sono..
e non so neanche farmi fuori da me..
qualcuno ha voglia di pregare per me?”
Marlene Kuntz
Non c’è nulla che non sia in grado di fare con un paio di lamette e un po’ di ago e filo. Mi chiamano il Chirurgo non a caso. Non si è mai lamentato nessuno. E in fondo, sono stati loro a chiederlo. Vi stupirebbe sapere quante persone a questo mondo desiderino essere torturate. Basta un annuncio sul giornale e il gioco è fatto. Il mio personalissimo introito mensile. Li accetto tutti: uomini, donne, masochisti di professione o solitari in cerca di un diversivo. Fissano un appuntamento e pagano in anticipo. Ho una buona reputazione. Vengono qui e non fanno domande. Che mi vedano non ha alcuna importanza. Non lo racconteranno a nessuno. Il gioco è bello finchè mammina non lo viene a sapere. E a nessuno piace sbatterti in faccia le sue perversioni. O quasi.
Personalmente penso sia meglio così. Che si sfoghino su loro stessi, piuttosto che svegliarsi una mattina e sparare sulla folla. Loro pagano. Io eseguo. Chiamatemi mostro. Io preferisco artista. Posso esaudire i loro più intimi desideri. Che c’è di male? Risputati in società camminano per strada con addosso la mia firma. Sotto le maniche arrotolate di una camicia costosa, dietro a un completo di Armani, la cicatrice. Il marchio. La carne livida, tumefatta e ancora pulsante, il filo nero, spesso, come tante bambole di pezza. E magari, dietro ai Rayban a specchio, il livido giallastro di un pugno ben assestato, come premio finale.
Forse vi spavento. Non mi importa. Mamma diceva sempre che ero una bambino cattivo. Non ho mai afferrato l’ironia delle sue parole finchè non ho trovato il cadavere di mio padre nel congelatore in garage. Credo sia patologico. O genetico. Fate un po’ voi. Io ci ho rinunciato. Il genere umano non mi interessa.
Potrei dirvi di aver avuto un’infanzia turbata. Direi una bugia. E mamma mi ha insegnato che le bugie non si dicono. Io sono cattivo. Lo sono sempre stato, e mi piace. Mi nascondo dietro un’apparenza insospettabile. Non dico rispettabile. Solo invisibile. Programmo computer, lavoro dietro a una scrivania. Ma se guardaste attentamente, vedreste scorrere le parole di Patrick Bateman sullo screensaver del mio pc. Ho comprato un quadro di John Wayne Gacy e l’ho appeso di fronte al mio letto. Ogni mattina Pogo Il Clown mi saluta con un sorriso ed io mi sento vivo.
Non ho scelto io di essere così. Non mi sono svegliato una mattina dicendomi “sono un sadico”. E quando gli altri bambini mi chiedevano cosa volessi fare da grande non ho mai detto “il torturatore”.
Vorrei dire di aver conosciuto sentimenti positivi, qualche volta. Ma non credo di averci mai neanche provato. Per me è stata sempre una questione di rabbia e nausea e disprezzo. E violenza. E violenza.
La felicità è un concetto relativo. Per me è sentirli urlare.
Non ho mai amato. Non so cosa sia l’amore. A volte mi chiedo se esista davvero o se sia solo una parola creata apposta per dare un senso al 14 febbraio. Sadico, insensibile, ateo, anarchico. Sono solo definizioni sterili. Amo infliggere sofferenza, non provo emozioni, sono senza Dio e senza un capo. Rispondo delle mie azioni solo a me stesso. E me ne compiaccio.
La mia esistenza socialmente corretta non ha nessuna importanza. Lo è piuttosto riuscire a trovare in saldo una sega elettrica che non arrugginisca nel giro di una settimana o un buon isolante che impedisca ai vicini di lamentarsi perchè “il volume della mia tv” è troppo alto.
Peccato che non sappiano. Se solo potessero sentire il suono celestiale delle grida umane. Ma loro non capiscono. L’uomo sano nasconde dietro a una maschera di finto perbenismo quello che non vuole vedere. Finge di non sentire. Di “non aver capito bene”. Per lui è tutto un equivoco. Ma non per me. Io sono folle. E questo, grazie a Dio (ma in fondo, se ce ne fosse davvero uno, potrebbe esistere un individuo come me?) mi fornisce una perfetta percezione della realtà.
…
Scusate, suonano alla porta.
E non mi piace far aspettare i miei ospiti.
Questa pagina ha le seguenti sotto-pagine.
