“Certi nascono umani. Altri ci mettono una vita a diventarlo.”
Buster Landru “Buddy” “Rant” Casey nasce a Middleton, sperduto paesino di campagna dove i cani randagi hanno la precedenza su tutto e quando tira vento i bidoni della spazzatura si rovesciano, dando vita ad un “tornado sessuale” di preservativi e assorbenti usati. Secondo le testimonianze di vicini di casa e amici/nemici d’infanzia (il romanzo è costruito nella forma di “biografia orale”) i Casey non sono quella che si potrebbe definire una “famiglia normale”. Taciturni e riservati, i Casey hanno abitudini piuttosto singolari: ogni componente della famiglia viene chiamato dagli altri con un soprannome diverso, la madre, Irene (rimasta incinta prematuramente a tredici anni) ama esprimere la propria creatività decorando con foglie e perline i vestiti del figlio e dipingendo paesaggi di cera bianca sulle uova pasquali, nonchè cucinando pietanze che nascondono insidiosi ingredienti (schegge di noce e palline di metallo, tra i tanti) e che costringono i commensali ad assaporarli con grande attenzione, e del padre, Chester “Chet” Casey, si sa ben poco.
Il piccolo Buster manifesta sin dalla tenera età una predisposizione genetica per le stravaganze e i comportamenti auto-distruttivi: attacca residui nasali alla parete della sua stanza, colleziona monete d’epoca scovate in vecchi barattoli abbandonati e, nella pubertà, sviluppa un olfatto sorprendente (capace di individuare alla prima sniffata la proprietaria di un certo assorbente o la colazione consumata il giorno prima), senza contare la fascinazione masochistica per ragni, insetti velenosi e animali selvatici da cui ama farsi mordere infilando mani e piedi in tane scovate nel deserto.
Stanco della vita di provincia e con una valigia piena di vecchie monete, Buster (oramai conosciuto come “Rant”), si sposterà nella grande città, sottoposta, in un ipotetico e non troppo lontano futuro, ad una stretta sorveglianza governativa: la legge TI-VEDO e il coprifuoco (nonchè l’installazione di “porte” per “trascrizioni neurali” sulla nuca dei cittadini) dividono la società in due categorie distinte: i diurni, maggioranza elettorale dedita a incarichi dignitosi e con uno status rispettabile, e i notturni - relegati in unità abitative squallide e costretti a mansioni degradanti – che trascorrono le nottate sulle strade, immersi nella nuova forma di divertimento di massa: il party-crashing. Su automobili nuove di zecca o di seconda mano, con compilation create apposta per l’occasione, alberi di natale legati al tettuccio e abiti da sposa, le creature della notte si sfidano a colpi di paraurti sfondati e inseguimenti all’ultima lamiera, mentre l’emittente DRVR Radio Traffico Esplicito tiene aggiornati i potenziali curiosi, descrivendo con piacere sadico gli incidenti più agghiaccianti.
Reclutato in squadra dallo storico Green Tylor Simms, il drogato di “picchi incanalati” Shot Dunyun, il logorroico Neddy Nelson e la “storpia” Echo Lawrence, anche Rant entra a far parte della nutrita comunità di party-crasher, conoscendo, tra l’altro, l’amore ed iniziando, in modo apparentemente consapevole, a diffondere il virus di cui è portatore dall’infanzia: la rabbia, diventando in breve tempo quello che gli esperti del settore definiscono un superdiffusore (” Buster Rant Casey sarebbe dunque per la rabbia ciò che ‘Typhoid Mary’ Mallon è stata per il tifo, Gaetan Dugas per l’Aids e Liu Jian-lun per la Sars”). Il romanzo sembra virare così verso una riflessione pseudo-politica sugli effetti di una diffusione infettiva di massa e sul contenimento di quest’ultima a scopi governativi, tesi rinforzata dalle testimonianze di medici e antropologi sugli esempi storici di epidemie virali massive e su aberranti esperimenti condotti da scienziati americani (incentivati dal governo) sull’incubazione di virus mortali in minoranze etnico-razziali poi sterminate. Ma le sorprese non sono finite e il ruolo di Buster Rant Casey – eletto a simbolo generazionale dalla comunità futuristica di notturni, diurni e sbavanti, dopo il rocambolesco suicidio su una Cadillac Seville in fiamme – si rivela inaspettatamente diverso da quello di assassino seriale e la conclusione, come nella migliore tradizione palahnukiana, sospesa tra reale e sur-reale, resta aperta a molteplici interpretazioni.
Alla prese con il suo ottavo romanzo, Chuck Palahniuk ritrova le origini dopo il super-sperimentale Cavie e fa uscire dalla sua penna magica l’ennesimo personaggio di culto. In sintesi: Buster Rant Casey sta a Tyler Durden come il party-crashing sta al fight club. Ed è rassicurante sapere che la sua vena creativa è talmente inesauribile da fornire ai palahniuk-addicted sempre nuova linfa per la loro dipendenza.