Christine Collins: I used to tell Walter, “Never start a fight…but always finish it.” I didn’t start this fight… but by god I’m going to finish it.
Los Angeles, 10 marzo 1928. Tornata a casa dal lavoro, Christine Collins (un’Angelina Jolie che “rischia” la seconda statuetta), scopre che il figlio di nove anni, Walter (Gattlin Griffith), è scomparso. Cinque mesi dopo la sua denuncia, la polizia di Los Angeles, nella persona del capitano J. J. Jones (Jeffrey Donovan), annuncia alla donna il ritrovamento del figlio. Ma quel bambino non è suo figlio. Lottando contro l’orrore e le incomprensioni da parte del dipartimento di polizia, corrotto e intenzionato a non perdere la faccia per i vaneggiamenti di una donna che non vuole assumersi le sue responsabilità materne (è questa la tesi sostenuta da Jones), Christine ingaggia un’aspra battaglia contro il suo principale nemico, supportata dall’aiuto e dall’autorità del Reverendo della chiesa presbiteriana di St. Paul, Gustav Briegleb (John Malkovich), che vuole fare di Christine il fulcro di una missione per portare alla luce i soprusi e le nefandezze compiute nella “città degli angeli” (se così la si può definire) dalla “
squadra armata” del Capitano della Polizia, James E. Davis (Colm Feore).
Ingiustamente accusata di soffrire di disturbi mentali, Christine viene rinchiusa in un istituto psichiatrico (e se a qualcuno viene in mente Ragazze Interrotte, non c’è da stupirsi) assieme ad altre donne che, come lei e prima di lei, hanno osato sfidare la polizia. Seviziata fisicamente (getti d’acqua fredda e perquisizioni corporali sono elementi fin troppo noti della filmografia da manicomio) e psicologicamente (il perfido psichiatra che la sottopone a colloqui che hanno il solo scopo di condurla al crollo), Christine viene liberata solo grazie all’intervento salvifico di Briegleb, sempre più intenzionato a portare la vicenda nelle aule di tribunale, aiutato pro bono dall’avvocato S. S. Hahn (Geoff Pierson). Parallelamente alla vicenda di Christine, le indagini del detective Lester Ybarra (Michael Kelly) su un caso di minore nel ranch di Gordon Northcott (Jason Butler Harner), portano alla luce un’agghiacciante serie di delitti. Venti bambini, secondo la confessione del cugino di Northcott, il giovanissimo Sanford Clark (Eddie Alderson), sarebbero stati brutalmente uccisi da Gordon, folle pluriomicida in fuga. Fare due più due è fin troppo facile e la causa intentata contro Northcott coinvolgerà, assieme ai genitori delle piccole vittime, anche Christine, impegnata a combattere su due fronti la sua disgrazia. Il bene finirà col trionfare, ma non tutte le risposte arriveranno e l’orrore più puro si mescolerà, nel finale, ad una rinnovata speranza.
Parafrasando più o meno fedelmente le parole di Brenda Chenoweth in Six Feet Under: un figlio che perde i genitori viene chiamato “orfano”, una persona che perde il coniuge “vedovo”, ma non esiste parola per descrivere la condizione di una madre che perde il proprio figlio, perchè il dolore è così most
ruoso da non poter essere definito. Ed è ciò che succede nell’ultima pellicola di Clint Eastwood, teso a fornire a piccole dosi (ma dolorose come un veleno), un affresco crudelmente veritiero della storia americana, ed è il motivo per cui Angelina Jolie definisce Changeling “un horror per genitori”. La storia vera di Christine Collins non svela soltanto il dolore lacerante per la scomparsa di un figlio mai più ritrovato ma anche, e soprattutto, la corruzione della legge, delle forze dell’ordine, di quegli organismi che dovrebbero tutelare i cittadini e che invece distruggono le loro vite, spinti da propositi tutt’altro che encomiabili: l’onore, il denaro, la carriera politica. E se a porsi garante della sicurezza e dell’onestà è un ministro di Dio che confida nel buon vecchio motto “il Signore opera per vie misteriose”, il vero aiuto arriva, paradossalmente, dall’operato di un poliziotto, un falso “nemico”, una rara eccezione che svolge qui un ruolo chiave.
Probabilmente oggi non è giornata e non sono in vena di profondermi in spassionate lodi di Clint Eastwood solo perchè è Clint Eastwood, o forse, semplicemente, il mio cuoricino si è pietrificato tutto in un istante, quindi non rinnegherò il fatto che Changeling sia sì una buona pellicola, ben ricostruita dal punto di vista storico e ben articolata dal punto di vista tematico, ma incapace di reggere il confronto con quell’assoluto capolavoro che è Million Dollar Baby, anche perchè (e qui il dibattito è più che mai aperto) la durezza e il realismo della recitazione di Hillary Swank sono lontani da quelli della Jolie che se la cava sì egregiamente, ma se la cava. Bando ai pregiudizi, Lisa Rowe rimane uno dei personaggi di culto della mia personalissima cineteca mentale, ma se ci si fida troppo di un attore si finisce col diventare giudici parziali. Ci sono ottime intuizioni: le sequenze nell’ospedale psichiatrico e il flashback dell’angosciante fuga dei bambini dalla tana del mostro, buoni personaggi, nonostante le tipizzazioni ormai all’ordine del giorno nel prototipo cinematografico del film-su-battaglia-sociale-con-grande-processo-finale, nonchè scene che accontentanto gli animi più desiderosi di vendetta (l’impiccagione dell’assassino psicopatico) e quelli più teneri (il ricongiungimento di una madre con il figlio creduto morto), ma nel complesso c’è anche qualcosa che non convince fino in fondo, come se una punta di artificiosità velasse la splendida carica realistica che regnava invece incontrastata in alcuni dei lavori eastwoodiani precedenti. In ogni caso, non sono certo questi i film da boicottare, anzi, in un panorama di musical liceali e fidanzate di papà, sono proprio quelli che riequilibrano il livello di qualità.

Bello :) mi è piaciuto. non credevo. :) anche se sono rimasta un po’ angosciata… :P
oh! ma cos’hai contro i panorami musicali liceali???!! guarda che napoli si potrebbe offendere, perchè LEI l’ha pagato il biglietto x high scool musical! ;D